Un fiore e una superficie a reticolo rappresentano la profondità fotografica
Hardware / La storia

Canon DP-3D ricava un modello dalla profondità del RAW, con condizioni precise

I dati Dual Pixel offrono un’altra vista della superficie fotografata. Fotocamere compatibili, esposizione e geometria nascosta fissano i limiti del risultato.

GeekRadarData della notizia Pubblicato 4 min di lettura

Dual Pixel 3D Converter di Canon trasforma le informazioni di profondità dei file compatibili in un modello tridimensionale esportabile. La sorpresa utile è che può funzionare con diverse EOS già in circolazione e normali obiettivi RF supportati, senza una fotocamera stereoscopica dedicata. Il limite è altrettanto concreto: una sola fotografia non contiene le superfici nascoste dietro al soggetto.

La pagina ufficiale DP3D descrive la versione 1.0.0 per Windows 11 a 64 bit, dalla versione 24H2. Accetta file Dual Pixel RAW compatibili e, sul modello previsto, JPEG con informazioni di distanza. Il risultato può essere esportato in OBJ o GLB, utilizzato in programmi come Blender oppure presentato con un'anteprima animata MP4. L'italiano è compreso fra le lingue dell'applicazione.

L’esempio del fiore di Canon mostra la superficie visibile ricostruita da una fotografia compatibile. Credito: Canon.
L’esempio del fiore di Canon mostra la superficie visibile ricostruita da una fotografia compatibile. Credito: Canon.

I dati dell'autofocus diventano geometria

Nel sensore Dual Pixel ogni pixel è diviso in due fotodiodi. La differenza di fase fra i segnali aiuta la messa a fuoco; DP3D sfrutta quelle informazioni per stimare la profondità della scena. La fotografia fornisce poi la texture applicata alla superficie del modello.

Il procedimento parte quindi da informazioni di cattura, invece di limitarsi a immaginare un oggetto plausibile osservando una normale immagine piatta. Resta comunque una stima, la cui qualità dipende dallo scatto. Una buona texture può rendere credibile una geometria imperfetta dalla prospettiva originale, per poi mostrare deformazioni appena il punto di vista cambia.

Canon permette di convertire la scena con lo sfondo oppure di isolare il soggetto. Nessuna delle due modalità ricostruisce osservandolo il retro nascosto di un soprammobile. Fra le situazioni difficili il produttore indica sfocatura pronunciata, forme sottili, riflessi e zone non visibili. Un soggetto opaco, poco profondo e con texture leggibile offre un problema più semplice di un oggetto lucido pieno di cavità.

La compatibilità non riguarda indistintamente tutte le EOS

Canon elenca EOS R5, R5 Mark II, R6 Mark II, R6 Mark III, R7, R8, R8 Mark II e R10. Per R5 Mark II richiede firmware 1.3.1 o successivo; R8 Mark II è il modello indicato per i JPEG con dati di distanza. Anche gli obiettivi ammessi sono specifici. Possedere una EOS o un'ottica RF non basta a garantire che la combinazione funzioni.

Per gli scatti RAW sono richiesti RAW e non C-RAW, Dual Pixel RAW attivo, HDR PQ disattivato e spazio colore sRGB. Canon raccomanda apertura f/5,6 o più ampia e ISO non superiori a 1600. Distingue queste indicazioni dai limiti oltre i quali la conversione non è possibile: aperture superiori a f/8 e ISO superiori a 3200. Una raccomandazione per migliorare il risultato non è la stessa cosa di un vincolo del programma.

La distanza suggerita fra fotocamera e soggetto è da cinque a dieci volte la focale. Ecco perché avvicinarsi molto con un macro non è necessariamente la scelta migliore. Bisogna offrire dati di profondità utilizzabili, mantenendo leggibile l'oggetto e riducendo le parti nascoste.

Movimento dell'immagine, non misura completa dell'oggetto

La prova pratica di TechRadar descrive il percorso dallo scatto alla conversione. Le osservazioni sono quelle del suo autore, non un test effettuato da GeekRadar. Canon mette a disposizione anche file di esempio: permettono di esplorare il programma prima di preparare una sessione fotografica.

Il sistema può servire a una presentazione, a una piccola variazione del punto di vista o a un'immagine di prodotto che valorizzi la superficie visibile. Non dimostra precisione metrologica e non sostituisce una scansione completa. Il primo risultato davvero istruttivo potrebbe essere riconoscere il punto in cui la fotografia non basta più: il confine fra un effetto tridimensionale riuscito e una ricostruzione senza informazioni sufficienti.