Illustrazione di un computer portatile.
Hardware / La storia

M1 Pro e M1 Max: il portatile contava quanto il chip

Nell'ottobre 2021 Apple affiancò memoria condivisa e circuiti specializzati a un MacBook Pro più pratico nell'uso quotidiano.

GeekRadarData della notizia Pubblicato 3 min di lettura

Con l'annuncio dei MacBook Pro dell'ottobre 2021, Apple riportò al centro una domanda familiare a chi lavora al computer: per quali attività vale la pena impiegare l'energia di un portatile potente? I chip M1 Pro e M1 Max puntavano sull'elaborazione specializzata e sulla memoria condivisa; i computer che li ospitavano recuperavano connessioni di utilità immediata per molti professionisti.

Più di una CPU veloce

Annunciato il 18 ottobre, M1 Pro supportava fino a 32 GB di memoria unificata con una banda di 200 GB/s. M1 Max portava questi limiti rispettivamente a 64 GB e 400 GB/s. Apple aggiunse anche un'accelerazione dedicata al proprio formato video ProRes. Si trattava di specifiche e dichiarazioni del produttore, non di risultati di prove indipendenti. L'annuncio dei chip descriveva un progetto pensato per trasferire su un notebook attività creative impegnative.

La scelta architetturale interessante stava nella combinazione. Calcoli più rapidi aiutano soltanto una parte del lavoro: i processori devono anche accedere ai dati da elaborare. Capacità della memoria condivisa, banda disponibile e unità dedicate a compiti specifici meritavano quindi la stessa attenzione del numero di core di CPU e GPU.

Per chi monta filmati compressi, un motore multimediale dedicato poteva essere più rilevante di un punteggio sintetico complessivo. Per uno sviluppatore, strumenti di compilazione e compatibilità delle applicazioni potevano contare più delle prestazioni grafiche messe in evidenza. La domanda utile era quale limite rimuovesse una determinata configurazione, non quale numero fosse il più alto.

Anche il portatile faceva la differenza

Il MacBook Pro presentato insieme ai chip introduceva modelli da 14 e 16 pollici con schermi Liquid Retina XDR e frequenza di aggiornamento adattiva fino a 120 Hz. HDMI, lettore di schede SDXC e MagSafe 3 affiancavano Thunderbolt 4. Una fila di tasti funzione fisici prendeva il posto della Touch Bar.

Erano scelte rivolte a un altro tipo di prestazione: il tempo necessario per collegare un monitor, importare una scheda di memoria o premere un tasto familiare. Nessuna produce un grafico di benchmark spettacolare. Tutte possono incidere sulla facilità con cui un computer si inserisce nella giornata lavorativa.

Che cosa dimostrava il lancio

L'annuncio non provava che ogni professionista avesse bisogno del chip più grande. Gli stessi confronti di Apple riguardavano applicazioni e configurazioni specifiche, e questo articolo d'archivio non comprende prove dirette. Una lettura più circoscritta è che l'azienda stesse trattando il notebook professionale come un sistema di lavoro integrato, anziché limitarsi ad aggiornare il processore dentro lo stesso involucro.

Questa distinzione rende ancora interessante il lancio del 2021. Il Mac guadagnava potenza di calcolo, ma Apple la accompagnava con nuove opzioni di memoria, hardware video, modifiche allo schermo e porte utili. Il punto tornava così a essere ciò che un professionista poteva concretamente fare con il computer.