N159 nell’infrarosso di Webb, con cavità azzurre e filamenti arancioni e rossi.
Scienza / La storia

N159 vista da Webb: una nursery stellare in più fasi contemporaneamente

I colori infrarossi distinguono gas ionizzato, molecole e filamenti densi. La galassia vicina permette di studiare condizioni chimiche differenti.

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Le cavità azzurre nell’immagine Webb di N159 sono zone in cui le stelle giovani hanno già cominciato a modificare l’ambiente che le ha generate. I filamenti rosso scuro raccontano la fase complementare: materiale denso protegge ancora stelle in formazione. Leggere insieme queste strutture trasforma una bella immagine astronomica in una mappa di processi differenti, presenti nella stessa nube.

La pubblicazione ESA/Webb risale al 22 ottobre ed è stata ripresa questa settimana dalla NASA. N159 si trova a circa 161.000 anni luce, nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea. Il campo rappresentato si estende per circa 230 anni luce. Il suo interesse scientifico nasce anche dalla composizione chimica, diversa da quella della nostra galassia.

I colori aiutano a distinguere il materiale

Le osservazioni provengono da NIRCam, la camera nel vicino infrarosso di Webb. I colori visibili associano i diversi filtri infrarossi a una rappresentazione leggibile dall’occhio umano: non corrispondono necessariamente alla scena che vedrebbe una persona attraverso un finestrino.

L’azzurro chiaro identifica nella spiegazione della pubblicazione il gas idrogeno ionizzato dalle stelle calde. La radiazione ultravioletta può strappare elettroni agli atomi, e il gas emette luce. L’arancione evidenzia emissioni di molecole contenenti carbonio, gli idrocarburi policiclici aromatici. Nei filamenti più rossi si trova idrogeno molecolare freddo, materiale denso nel quale continuano a nascere stelle.

Ingrandendo si distinguono punti luminosi all’interno di pilastri e filamenti. Anche ciò che circonda una stella è significativo: il materiale che la protegge durante la formazione può essere successivamente disperso da radiazione e venti stellari. Una cavità apparentemente vuota è dunque anche il risultato di un’attività intensa.

Un confronto vicino con condizioni più antiche

Gli astronomi chiamano metallicità l’abbondanza degli elementi più pesanti di idrogeno ed elio. La Grande Nube di Magellano ne contiene una proporzione inferiore rispetto alla Via Lattea. Le sue regioni di formazione stellare consentono perciò di studiare condizioni più simili a quelle diffuse nelle prime fasi della storia cosmica.

Non significa che questa immagine mostri direttamente l’universo primordiale: la distanza è di circa 161.000 anni luce, non di miliardi. Il confronto riguarda le condizioni fisiche e chimiche, anziché soltanto l’età della luce.

I dati appartengono al programma Webb 5114. Secondo il resoconto ESA della ricerca associata, gli studiosi hanno individuato stelle con massa inferiore a un decimo di quella solare, distinguendo oggetti ancora immersi nelle nubi da stelle più evolute. La parte occidentale di N159 presenta una popolazione giovane più concentrata, coerente con una fase precedente del collasso della nube.

È questo il dettaglio che dà sostanza all’immagine nella sezione Scienza. Un singolo fotogramma può contenere fasi evolutive diverse senza essere un filmato accelerato: colori e strutture aiutano a capire quali zone siano già state trasformate dalle stelle e quali stiano ancora contribuendo alla loro nascita.